Food nostalgia/ Dalla Rossana alla spuma nera, la riscoperta dei cibi (quasi) scomparsi

La rossa perugina dal cuore tenero
Prima di entrare in un passato culinario a suon di ricordi, chiediamocelo. Come faremo a vivere senza la mitica Rossana? Infatti, forse, dopo 90 anni ci lascerà la caramella nata nel 1926 in onore della Roxanne amata da Cyrano de Bergerac, quel dolciume che trovavamo dalla nonna in qualche scatola o in qualche tasca generosa. Lo stop da parte della Nestlè, che la produce controllando la storica Perugina creata nel 1907 dall’imprenditrice umbra Luisa Spagnoli, in realtà non è ancora confermato.

L’allarme è partito dall’analisi dell’ultimo piano industriale, in cui le famose caramelle non sono citate. Ma con un tweet la multinazionale avrebbe sconfessato le preoccupazioni degli affezionati: «la caramella Rossana vivrà», ha cinguettato l’azienda. Comunque vada, in difesa della caramella dall’inconfondibile ripieno cremoso alla mandorla e nocciola, sono immediatamente scattate diverse mobilitazioni su Facebook e anche una petizione sul sito change.org, scaturita dai gestori del ristorante Il Paiolo, che risiede nel palazzo di Perugia in cui nacque la Perugina.



Dagli anni 60, quando in Italia il commercio industriale ha dato vita a molteplici prodotti, lanciati dal boom economico, l’effetto nostalgia è un crescendo, in particolare per quelli che hanno un forte ancoraggio al periodo spensierato dell’infanzia e dell’adolescenza. Come ci insegnano i pubblicitari, o meglio la semiologia, la marca, e di conseguenza la comunicazione, costruisce mondi possibili che arrediamo con i nostri ricordi e soprattutto i nostri sentimenti ed emozioni. Ma con l’evoluzione del mercato, i mondi e i marchi possono cambiare, seguendo gusti e tendenze, le realtà aziendali evolvono, a volte si esauriscono.

Vi ricordate i gelati dell’italiana Eldorado (gruppo Unilever, derivata dall'ancor più mitica Toseroni, poi inglobata da Algida)? E lo storico Zaccaria, da tutti chiamato cono palla, diventato poi Blob e rilanciato dall’Algida come Super Blob? La memoria collettiva persiste. Il web e i social sono pieni di rievocazioni di biscotti, gelati, spume, merendine, snack di tutti i tipi. Andiamo a ricordarli, chissà che qualcuno non ritorni in vita, come è capitato nel 2014 con il gelato Winner Taco, riesumato a suon di commenti online. Perché, a volte, se il cliente c’è, l’azienda prima o poi se ne accorge.

Soldino mulino bianco

Il ritorno della monetina inserita nella mattonella di pan di spagna ricoperta di cioccolato, prodotto negli anni ’80 e ’90, è acclamato da gruppi su Facebook ma anche da richieste sullo spazio apposito  che il marchio Barilla dedica, intelligentemente, per raccogliere idee e bisogni dei suoi consumatori.

Tortorelle

Si inzuppavano nel latte ed erano popolari negli anni ’80 i biscotti del Mulino Bianco decorati con colombe bianche di zucchero glassato. Nei social network, i nostalgici le rimpiangono.

Palicao

Nati nel 1995. Breve vita anche quella dei biscotti al cioccolato friabili, solubili nel latte, per la prima colazione. Sempre del Mulino Bianco.

Gommolo

Negli anni ‘70 gli italiani vivono il passaggio dal gelato sfuso a quello confezionato di produzione industriale. E la fantasia tra forme e gusti galoppa. Tra i gelati dell’italiana Eldorado ereditati dall’Algida, entrata a far parte della multinazionale Unilever, c’era il Gommolo, un cornetto al gusto di panna e fragola che alla fine del cono nascondeva un chewing gum tutt’altro che morbidissimo, anzi. Estro in stile anni ’80.

Camillino

Si presentava come un “Gelato nascosto in uno snack ai cereali”. Prodotto negli anni’80 dalla Eldorado nella prima versione di gelato alla crema racchiuso in due biscotti rettangolari al cacao, e poi negli anni ’90 in versione “salutista” di gelato alla vaniglia con cereali ricoperto di cacao magro. (Foto da corrierino-giornalino.blogspot.com)

Dall’Arcobaleno al Piedone

I gelati Eldorado entrano in pieno nella categoria nostalgia. Negli anni ‘70-‘80 c’era il ghiacciolo Arcobaleno, con quattro gusti differenti tutti in uno. Partendo dalla sommità sapeva di coca-cola, poi fragola, limone, arancia, fino alla menta. Costava 25 lire, avvolto in una plastica trasparente appiccicosa. Tra gli amarcord ci sono anche il Piedone, stick a forma di piede al gusto di fragola e panna, i ghiaccioli a forma di Pippo e Topolino, lo storico Zaccaria, diventato poi Blob e rilanciato dall’Algida come Super Blob, il conopalla ricoperto di cioccolato e granella di nocciola. E ancora, la Pantera Rosa, con gli occhi che erano due gomme da masticare e il Dottor Strabik, a metà tra Piedone e Pantera Rosa.

Cacao sprint Plasmon e Ovomaltina

Faceva parte della linea Ergo. Concorrente del più fortunato Nesquik Nestlè, la polvere di malto ed orzo, al gusto di cacao, è stato un cult negli anni’80. E il barattolo arancione, sotto il tappo, nascondeva sempre una sorpresa, con oggetti inerenti ai personaggi allora in voga come Asterix o i Puffi. Con lo slogan: “Ovomaltina dà forza”, c’era stata prima anche un’altra polvere che, mischiata al latte, dava come risultato una bevanda al gusto di cioccolato. A fine ’60 arrivarono Cioccovo, la versione solida e la tavoletta Ovomaltina pocket.

Pat bon findus

Anni '80 - '90, gli anni dei surgelati. Amate dai bambini, le patatine surgelate, oggi rimaste solo in versione classica, erano di due tipologie: ABC, a forma di lettere dell’alfabeto e ripiene di ketchup. La confezione conteneva in regalo una manina gelatinosa da appiccicare

Belgioioso Yomo

Reclamato sul web, diffuso negli ‘90, il formaggio spalmabile era contenuto in una doppia vaschetta, sui toni del bianco e del verde. Di diverse tipologie di gusti, alla frutta e anche aromatizzati.

Ramek - Kraft

Negli anni ‘60 -‘70 la categoria dei formaggini era ritenuta importate per i più piccoli. Cremosi, spalmati sul pane, sciolti nella pastina, sulle verdure o da soli, come la miniporzione da 20 grammi consentiva. Antenati dei moderni snack, erano di molte forme. Non c’è più il formaggino triangolare prodotto dalla Kraft e reclamizzato nel 1970, in un Carosello, da Giuseppe Valerio (Giusva) Fioravanti, la cui storia ha poi preso altre svolte, balzando alle cronache come terrorista. (Foto dalla rivista Epoca)

Kremli Locatelli

Erano triangolari nella confezione rotonda, ma quello che li rendeva attraenti era il regalino associato, come figurine o giocattoli. Dal 2007 Locatelli, azienda nata nel 1860 in Vlavassina, fa parte del Gruppo Lactalis Italia. (foto da ebay.it)

Succo Billy

Negli anni ’80 bevevamo il Billy con la sua confezione colorata. All’arancia, anche se c’era anche alla mela e al pompelmo. E con i punti ti spedivano la cintura porta Billy. (foto da anni80.myblog.it)

Whistle

Chi si ricorda il lecca lecca fischietto? In voga negli anni ’70 tra i ragazzini, era un perfetto modo per intrattenersi da soli, a scapito degli altri.

Carrarmato, Cingolato e Armonica Perugina

Nomi evocativi e calorici degli anni ’60- ’70. L’Armonica era una tavoletta di cioccolato e confettura. Carrarmato e Cingolato erano blocchi di cioccolato, l’uno fondente l’altro bianco. (foto da Animamia.net)

Tuc Fun

Erano lo snack salato e sano per i bambini degli anni '90. Divertenti, fun, per le forme che avevano: il delfino, la palma dei caraibi, il sole.

Biscotti Saiwa, dai Belbon agli Urra’ e Uao

I Bel Bon avevano la forma di un sole con tanti minuscoli raggi. Gli Urrà, lanciati da un celebre spot con un occhialuto che ripete “Io non ho mai provato Urrà!”, erano grossi wafer rettangolari coperti di cioccolato con 4 strati di cialda e crema all’interno e avvolti da carta dorata. E poi c’erano gli Uao, con le vignette dei Peanuts in inglese.

Flipper Perugina

Ta gli anni ’60 e ’70 c’è stata la mania della palline di cioccolata ripiene di nocciole, mandorle o arance candite, ogni confezione un gusto.

Cremifrutto Althea

La merenda dei pomeriggi anni ’60? Marmellata di frutta confezionata a cubo in incarto trasparente. Nasce nel 1953 il Cremifrutto, a base di frutta e zucchero dell'industria dolciaria Althea spa di Parma. Eccola nella versione pesca e albicocca. Per piccoli consumatori, in ogni confezione, un francobollo da collezione o figurine sagomate di calciatori. Oggi, il fruttino Zuegg, benché rivisitato, resiste.

Spuma nera Giommi e Cole Sanpellegrino

Antesignana della Coca-Cola e imparentata con il Chinotto, negli anni ’60 il soft drink si chiama spuma nera. La più famosa era la Giommi. Venduta a bicchieri al banco da 50 o 100 lire, apre la strada alla versione bianca, la gassosa. La sfida italiana alla Coca Cola si combatte negli anni ’80 con la Royal Cola Sanpellegrino e poi con la One o One. Chi ha vinto lo sappiamo.



Di Maria Teresa Melodia
mariateresa.melodia@gmail.com

Articolo pubblicato sul Corriere della Sera - l'ultima versione aggiornata è qui, perchè alla fine le Rossana non scompariranno!

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